Quello che prendeva decisioni, rischiava il proprio denaro, gestiva persone, margini, fornitori, clienti, problemi, crescita, pressione e responsabilità.
Il mio percorso non è iniziato con un business plan perfetto.
È iniziato molto prima, da ragazzo, con una certa allergia per le strade già scritte.
Tutti si aspettavano che seguissi un percorso più tradizionale, vicino alla carriera di mio padre nel campo medico.
Io invece ho scelto un’altra direzione.
Mi sono laureato in Psicologia, poi sono partito per Londra e ho iniziato a lavorare dietro un bancone come barman.
Da lì è nato il mio primo cocktail bar. Poi un secondo.
Poi una scuola di formazione professionale per bartender che, partita da un seminterrato di 80 metri quadrati, è diventata in pochi anni uno dei principali centri di formazione in Italia nel settore.
Con quel singolo brand siamo arrivati ad aprire due sedi, riconosciute tra le più grandi al mondo nel settore.
In pochi anni abbiamo conquistato oltre il 50% del mercato italiano e raggiunto circa 4 milioni di euro di fatturato annuo.
E questo senza considerare le altre attività sviluppate negli stessi anni.
Quello è stato il mio primo grande laboratorio imprenditoriale.
Fatto di cassa, collaboratori, clienti, errori, notti in ufficio, crescita, problemi da risolvere e decisioni da prendere quando nessuno poteva prenderle al posto mio.
Ho costruito business dall’interno
Ed è da lì che nasce il modo in cui lavoro oggi.
Dopo i due cocktail bar e la scuola, non mi sono fermato.
Negli anni ho aperto e sviluppato altri progetti: un ristorante, un ecommerce che vendeva in tutta Europa, un servizio di agenzia per aiutare professionisti del settore a trovare lavoro, e un centro di formazione e consulenza per imprenditori con base in Svizzera.
Alcuni progetti sono cresciuti molto.
Altri mi hanno insegnato lezioni che nessun corso avrebbe potuto insegnarmi.
Tutti, in un modo o nell’altro, mi hanno formato come imprenditore.
Negli anni, però, non mi sono limitato all’esperienza sul campo. Ho investito decine di migliaia di euro nella mia formazione personale: marketing, vendita, gestione aziendale, finanza d’impresa, strategia e consulenze private.
Ma il vero valore di quella formazione non è arrivato dal leggere un altro libro, seguire un altro corso o scaricare l’ennesimo PDF.
È arrivato dall’applicare quelle idee dentro le mie stesse attività, con soldi veri, persone vere, clienti veri e conseguenze reali.
Per anni ho vissuto quello che molti imprenditori conoscono bene.
L’attività cresceva.
Il fatturato aumentava.
Le responsabilità diventavano più grandi.
Ma insieme alla crescita aumentavano anche il peso, la complessità e la sensazione che tutto continuasse a dipendere troppo da me.
Come molti imprenditori, reinvestivo quasi tutto per far crescere il business.
Venivo dopo i collaboratori, dopo i fornitori, dopo le urgenze, dopo la struttura stessa.
Ero convinto che fosse il prezzo da pagare per costruire qualcosa di importante.
In parte era vero.
Ma non era tutta la verità.
A un certo punto ho capito che costruire un’attività che funziona non significa necessariamente costruire un business che ti lascia vivere meglio.
Puoi avere fatturato, clienti, risultati e riconoscimento.
E allo stesso tempo sentirti intrappolato dentro il sistema che hai creato.
Questa consapevolezza, negli anni, ha cambiato il mio modo di guardare l’impresa.
Oggi non credo che un brand debba essere solo una macchina per generare fatturato.
Credo che debba essere anche uno strumento per creare una vita migliore.
Ma quella libertà non nasce per caso.
Non arriva semplicemente perché il fatturato cresce.
Per un imprenditore, la libertà si costruisce prima di tutto migliorando i margini.
Perché senza margini migliori, ogni crescita rischia di trasformarsi solo in più pressione, più costi, più persone da gestire e più responsabilità sulle spalle di chi guida l’attività.
Quando invece i margini migliorano, una parte di quel valore può essere reinvestita per rafforzare l’organizzazione: assumere le persone giuste, chiarire i ruoli, migliorare i processi, costruire un organigramma più solido e rendere il business meno dipendente dalla presenza costante dell’imprenditore.
È questa la vera libertà operativa.
Non sparire dalla propria impresa.
Ma costruire una struttura che continui a funzionare, crescere e prendere direzione anche quando l’imprenditore non è fisicamente presente ogni giorno.
È seguendo questa logica che ho potuto trasferirmi stabilmente in Centro America, pur avendo un business fisico diviso tra Roma, Milano e Lugano, in Svizzera.
Non perché tutto fosse diventato semplice.
Ma perché avevo iniziato a costruire l’organizzazione in modo che non dipendesse più solo dalla mia presenza quotidiana.
Perché “Surfpreneur”
Non è una parola da lifestyle. È un modo diverso di intendere il business.
Oggi vivo in Costa Rica.
Nel paradiso che da diversi anni posso chiamare casa, in mezzo alla giungla e a pochi passi dall’oceano, ho costruito la famiglia dei miei sogni.
La maggior parte delle mattine, prima di sedermi alla scrivania, vado a surfare.
Non perché il lavoro sia scomparso.
Non perché l’ambizione sia diminuita.
Ma perché ho imparato che il business dovrebbe sostenere la vita che vuoi vivere, non consumarla.
Io chiamo questo approccio Surfpreneur: un imprenditore che vuole crescere, ma non al prezzo di sacrificare tutta la propria libertà nel frattempo.
Per me il surf è diventato il simbolo di qualcosa di più grande.
Capacità di rientrare nel business con la mente più lucida.
Per qualcun altro può essere la montagna, la famiglia, lo sport, un viaggio, una passeggiata, un progetto personale o semplicemente il tempo per respirare.
Il punto non è il surf. Il punto è costruire un’azienda che ti lasci la libertà di cavalcare la vita, invece di restare intrappolato nel lavoro.
Ed è anche per questo che il concetto di libertà, per me, non è più solo un’idea imprenditoriale.
È diventato il modo in cui scelgo di costruire il mio lavoro, le mie attività e la mia vita.
Perché ho creato Fractional Partner
Perché so cosa significa portare il peso del business sulle proprie spalle.
Fractional Partner nasce da tutto questo.
Dalla mia esperienza nel costruire attività da zero.
Dagli anni passati a far crescere fatturato, margini, team, processi e clienti.
Dagli errori fatti con i miei soldi, la mia reputazione e la mia libertà in gioco.
Dalla consapevolezza che molti imprenditori non hanno bisogno di un altro consulente che consegna un documento e sparisce.
Non hanno bisogno di un’agenzia che prende in mano una singola funzione.
Non hanno bisogno di un coach motivazionale.
E spesso non hanno bisogno di un Fractional CEO che entri a sostituirli.
Hanno bisogno di qualcuno che sappia pensare con loro.
Non al posto loro.
È qui che entra in gioco il Socio a Tempo.
Un Socio a Tempo non prende il controllo del business.
Non sostituisce l’imprenditore.
Non entra per giudicare quello che è stato fatto.
Entra per portare una prospettiva imprenditoriale esperta accanto alla persona che sostiene il peso dell’attività, aiutandola a ottenere di più dal business che ha costruito — e più spazio per la vita che vuole vivere fuori dall’ufficio.
Il mio lavoro oggi
Aiutare imprenditori con attività reali a vedere dove il valore viene creato, perso o lasciato inutilizzato.
Oggi lavoro con imprenditori che hanno già costruito qualcosa di concreto.
Business con clienti, fatturato, persone, responsabilità, problemi veri e dati reali da analizzare.
Attraverso Fractional Partner, aiuto questi founder a leggere meglio il proprio business, identificare le leve più importanti e trasformare decisioni migliori in esecuzione.
Il lavoro può toccare strategia, offerta, prezzi, marketing, vendite, CRM, margini, processi, team, delega e struttura operativa.
Ma il punto non è aggiungere più attività.
Il punto è capire quale decisione può sbloccare più valore in questo momento.
Questo approccio ha già prodotto risultati in settori molto diversi tra loro: retail, food, healthcare, hospitality, eventi, servizi B2B e agenzie di marketing.
Ma spesso la domanda di fondo è la stessa:
Dove, in questo business, il valore viene creato, perso o semplicemente lasciato inutilizzato?
Puoi vedere alcuni esempi concreti nella pagina dedicata ai casi studio:
Vedi i casi studioIl Brand Compass
Il metodo che uso per capire quale leva muovere per prima.
La mia storia personale spiega da dove nasce Fractional Partner.
Il Brand Compass spiega come questa prospettiva viene applicata dentro un business reale.
È il metodo che ho sviluppato per aiutare imprenditori e founder a leggere meglio la propria attività, capire in quale fase si trova, individuare la direzione più sensata e scegliere quali leve attivare per sbloccare crescita, margini e libertà operativa.
Prima di prenotare una Call Preliminare, puoi guardare questo video per capire meglio il modo in cui ragiono e il tipo di lavoro che possiamo fare insieme.
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